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Apertura 1 giugno: il settore beauty è in rivolta

Posted by Manuela Muretta on 27 Aprile 2020
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I parrucchieri e i centri estetici non apriranno prima del 1 giugno: l’annuncio del Premier Conte in conferenza stampa ieri sera ha scatenato la protesta della categoria, a partire dai social.

“Voi scherzate ma i parrucchieri rischiano davvero di chiudere e molti di perdere il lavoro. Non si può tenerli chiusi ancora per un mese”. C’è chi risponde così ai tanti meme apparsi subito dopo la dichiarazione del Premier.

La situazione è seria e il rischio che tanti, troppi, non riescano ad aprire è concreto.

Il danno economico subìto da questi professionisti si aggira, ad oggi,  intorno al 30% per il parrucchieri e al 70% per le estetiste. A questo si aggiunge, purtroppo, la consapevolezza che in questo periodo di chiusura forzata a guadagnarci sono stati gli abusivi che, in barba a regole e sicurezza per la propria salute e per quella dei propri clienti, hanno continuato, più o meno indisturbati, a fare il proprio lavoro.

“Tre mesi e mezzo senza incassi sono duri da reggere” afferma il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori e suggerisce che si definiscano criteri che consentano di far ripartire la categoria.

Diversi i punti di vista, anche tra i professionisti del settore. C’è chi chiede: “Mi spiegate la differenza di pericolo di contagio, tra uno che entra in metropolitana o sul bus e un cliente che entra su prenotazione, con le dovute precauzioni, in un salone di parrucchieri? Mi direte, è un lavoro di contatto ravvicinato: perché in metrò entri da solo?”

C’è chi ne fa, invece,  una questione territoriale: “Trattare in ugual misura il parrucchiere lombardo e quello del Molise o della Basilicata è da pazzi. Applicare alla stessa maniera disposizioni in Regioni come la Lombardia con 72889 contagi e Regioni come il Molise con 296 contagi è follia allo stato puro”.

 

Fonte: Adnkronos

 

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