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Covid19: parrucchieri ed estetiste prossimi alla riapertura?

Posted by Manuela Muretta on 25 Aprile 2020
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I professionisti del beauty sono la categoria di artigiani più numerosa dopo i muratori. Una categoria che conta circa 130mila imprese (tra parrucchieri ed estetiste) il cui giro di affari tocca i 6 miliardi di euro all’anno e da lavora a circa 263 mila addetti. Numeri importanti.

Il lockdown imposto dal Coronavirus mette, però, fortemente a rischio questa categoria di imprenditori e lavoratori: il 25% di loro, infatti, potrebbe non riaprire più.

«Coniugare la sicurezza con l’economia e il lavoro è la priorità — spiega il presidente di Cosmetica Italia Renato Ancorotti — la sicurezza resta al primo posto, è evidente, ma sta diventando urgente riprendere a lavorare. 300 mila famiglie che appartengono a questa categoria sono in difficoltà, si tratta dello 0,5% della popolazione italiana che garantisce circa 6 miliardi di fatturato. Questa chiusura non solo ha causato 1,5 miliardi di perdite ma è possibile anche che il 25% dei saloni, i più piccoli e quelli meno robusti finanziariamente, non riapriranno». Non dobbiamo, infatti, dimenticare che il 90% dei 130.000 saloni è costituito micro unità, con mediamente 2 persone occupate per salone, capaci di generare fatturati e margini molto bassi, sufficienti alla sopravvivenza del negozio.

Alla luce di questi dati, appare evidente l’urgenza di ripartire, ovviamente nel rispetto della salute dell’esercente e del consumatore.

A questo proposito, c’è da sottolineare che molte delle misure di sicurezza richieste per la riapertura non sono del tutto nuove per questa categoria di lavoratori, prima fra tutte l’igienizzazione dei locali e la sterilizzazione degli strumenti usati.

«Non c’è mai stato il distanziamento sociale — aggiunge Ancorotti — ma sicuramente ci sono misure che potranno essere attuate per evitare gli assembramenti. La cosa urgente è riaprire perché un altro mese di chiusura sarebbe catastrofico. «È chiaro che sarà diffuso l’uso della mascherina, i guanti, le sedute e i lettini andranno igienizzati, va fatto tutto con grande coscienza e grande attenzione. Andrà tenuta conto della distanza tra le poltrone e parimetrati gli appuntamenti in base alla grandezza dei locali ma chiediamo al governo e ai decisori soprattutto di espandere gli orari per coprire il picco che ci sarà nel primo momento dell’apertura. Sì alle aperture serali e a quelle nel weekend, perché solo così saremo in grado di sostenere la domanda».

Il Covid19 ha portato anche l’attenzione sull’imprescindibilità del canale online anche per questa categoria di lavoratori, tendenzialmente refrattaria (fatte salve le nuove generazioni) alle soluzioni web.

 

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